La Storia

Il millennio prima della costruzione della nuova chiesa della Parrocchia di Olmo: breve viaggio nella nostra storia.

 Situato lungo la romana via Clodia, l’agglomerato di S.Anastasio è antichissimo come testimoniano i ”resti forse di una mansio, mattoni, vasi, due colonne, un pavimento a mosaico oltre che ruderi di terme romane e statuette in bronzo” (Carta Archeologica). Del resto, annota il Tafi, il toponimo Le Fosse a breve distanza ad est della chiesa potrebbe testimoniare l’esistenza di tombe lungo il paesaggio della Cassia Vetus ….Senza-titolo

28 Ottobre 1962: posa della prima pietra portata dal Sacro monte della Verna

Ma nella località il Fondaccio, a sud-est della chiesa, siamo sicuri di uno stanziamento etrusco, a partire dal IV secolo a.C. e poi romano. L’insediamento di S.Anastasio ebbe un notevole sviluppo nell’alto medioevo come testimonia la presenza della Chiesa …. Durante questa epoca infatti, prosegue il Tafi, i documenti menzionano l’esistenza di una Terra Lombardorum o Longobardorum già nel 969. L’epicentro di tale stanziamento longobardo, sembra essere stato, secondo una pergamena del 1022, Pieve a Quarto ed “ è quindi da localizzare nella fascia di colline che dividono la Valdichiana dalla piana di Arezzo e chiudono quest’ultima parte di mezzogiorno dominandola dall’alto e controllandone gli accessi. Entro la terra Longobardorum si trovano due località di S. Angelo e di S.Zeno dedicazioni tipiche dei Longobardi (A. Fatucchi). Un recente studio del prof. Nobili, mette in luce una “terra Obertenga”…. Immenso patrimonio immobiliare (in Arezzo, Volterra, Pisa, ecc.) feudo della consorteria degli Obertenghi. Questi, originari della Lombardia, traevano il nome dal marchese Oberto di Toscana. Il patrimonio formatosi nel corso del X secolo, gli fu confiscato allorché si ribellarono nel 1014 all’imperatore Enrico II. Il possedimento aretino passò in gran parte ai conti di Asciano che lo donarono in parte alla Chiesa aretina nel 1022. Sempre dal Nobili apprendiamo che l’epicentro di tale Terra Obertenga, sembra trovarsi sulla collina di Torrita con vasti terreni nel territorio appartenenti ai Pievieri del Toppo, di S.Maria di Arezzo e di Quarto. Nel 1390, il Libro della Lira ci attesta che il comune di “Sancti Anastasi e Molinelli”, costituiva uno degli ottantuno comunelli e ville del Capitano di Arezzo, con una allibrazione fra le più alte, di Lire quaranta: il che prova l’esistenza di molte persone ed il loro benessere. (Tafi) Oltre a ciò, vi è documentato uno Spedale per comodo dei viandanti che passavano per l’antica strada. “La chiesa parrocchiale intitolata a S.Anastasio, detta talora nei documenti “S.Anastasio a Quarto”a causa della vicinanza della Pieve a Quarto, è antichissima. Certamente almeno altomedioevale, ma il grande archeologo aretino G.F. Gamurrini la riteneva chiesa martiriale, paleocristiana edificata sopra il Sepolcro del Martire aretino Anastasio”.(Tafi) La tesi, prosegue cautamente mons. Tafi, ha delle buone possibilità a suo favore: l’esistenza di un vicus romano, il passaggio della strada romana, la presenza nelle antiche liste di Santi aretini di un S.Anastasio anche se la documentazione su di Lui resta molto vaga. Di diverso avviso sembra essere il professor Fatucchi, che individua la chiesa di S.Anastasio a Quarto, extra moenia di Arezzo, come fondazione missionaria traspadana, con titoli di probabile esaugurazione ariana. In realtà, pur non entrando in merito alla questione, sappiamo che la semplice Cappella di S.Anastasio risulta confermata di patronato all’Abbazia di S.Fiora nel 1135 e nel 1178. Nel 1196 il libero comune di Arezzo allo scopo di abbattere la grande potenza politica della fortificata e turrita Abbazia che, sottolinea il Pasqui, aveva sotto la sua giurisdizione centotrenta chiese parrocchiali, venti cappelle, quattro ospedali, sette monasteri, quattro mulini, quattordici villaggi, duecento case e sessantacinque castelli, la rase al suolo, obbligando i monaci a trasferirsi entro le mura della città. Probabilmente in seguito a tale evento, la cappella di S.Anastasio passò sotto la giurisdizione della Pieve di Quarto dove la troviamo citata nella decima del 1302-1303 come Ecclesia S.Anastasii tassata per lire 1 e soldi X. Nel 1390 la presenza di una comunità con un discreto reddito è documentata dal summenzionato Libro della Lira, che attesta quale chiesa parrocchiale quella dei S.Vincenzo ed Anastasio. Si arriva così fino al 1583 allorché Monsignor Angelo Peruzzi, Vescovo di Sarsina, a seguito delle innovazioni del Concilio Tridentino, viene incaricato di effettuare una visita apostolica nella Diocesi di Arezzo.

vecchia

          Esterno della vecchia  Chiesa     

La prima chiesa parrocchiale visitata fu quella dei S.S. Anastasio e Vincenzo che così descrive: “… visitò quindi l’altare maggiore che trovò essere lapideo, munito di un altare portatile anch’esso lapideo decente che fece disporre d’inserire stabilmente … Nella stessa chiesa c’è un altro altare dedicato a S.Anastasio decorato indecentemente perciò ordinò di demolirlo. Allo stesso altare, patronato della “Societas” di S.Anastasio, società che veste cappe nere decenti e priva di reddito ad eccezione delle offerte che vengono spese nel far celebrare le festività di S.Anastasio, la Società fa celebrare quattro o cinque Messe nel detto giorno …. E poiché detto altare dovrà essere demolito stante la sua indecenza, la Società stessa si trasferisca all’altare maggiore o altrove. E pertanto ordinò che gli uomini della parrocchia dovessero edificare un nuovo altare ed ornarlo con tutti i paramenti come quello maggiore … Nella stessa chiesa non c’è sacrestia, ma i paramenti vengono tenuti in una cassa …. Perlustrando detta chiesa vide che non era pavimentata perciò ordinò di pavimentarla ed imbiancarla completamente …. E poiché sentì dire che i morti venivano sepolti in chiesa, ordinò, sotto pena di scomunica che non venissero sepolti nella chiesa se non si costruivano sepolcri …. In questa curia si hanno 250 anime da comunicare e tutte sono comunicate … il cimitero della chiesa era ben chiuso e dispose di fare erigere nel mezzo una croce lignea … Vide la canonica che è abbastanza decente, qui risiede da solo e continuamente il cappellano Jacopo di Santi da Pigli ….” La circostanziata descrizione del Visitatore Apostolico, ci dà oltre che una precisa visione della Chiesa una conferma dei suoi Santi titolari: Anastasio e Vincenzo. Tale precisazione è importante poiché permette di individuare i patroni: Anastasio di Mugundat e Vincenzo venerati a Roma nel Monastero “ad aqua Salvias” detto poi dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane. Anastasio Magundat, monaco persiano e martire, nacque a Razech e morì nel 628. Trasportata in Persia la Croce, Magundat che era stato istruito nella magia, volle sapere perché i cristiani venerassero tanto uno strumento di supplizio. Conosciuti i rudimenti della religione cristiana, si propose di abbracciarla e andò a Gerapoli dove, nella chiesa dei Martiri, apprese ad ammirare l’eroismo. Recatosi poi a Gerusalemme, vi ricevette il battesimo, cambiando il nome in quello di Anastasio. Dopo sette anni di vita monastica passò a Cesarea di Palestina, allora soggetta ai Persiani e là fu sottoposto a crudeli torture. Di lui fu scritto, per raccomandarlo, al re Crosoe, il quale rispose che lo lasciassero libero a condizione che abiurasse solo formalmente e dinanzi ad una sola persona. Anastasio rifiutò. Mandato a Barsiloe (Persia) dove si trovava il re, resistette ad ogni tortura e fu strangolato e decapitato (628). Le sue reliquie furono portate a Roma durante l’impero di Eraclio e non più tardi del 640. In due “itinerari di pellegrini” del VII secolo, cioè nel De Locis e nella Notia Partorum, si ha notizia della venerazione del suo capo nel monastero dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane. La festa si celebra il 22 Gennaio (Enciclopedia Cattolica). Proseguendo nella storia della nostra vecchia chiesa con lo studio delle visite Pastorali, troviamo in quella fatta nel 1678 da Alessandro Strozzi Vescovo di Arezzo, annotati due altari, quello maggiore e quello di S.Antonio a cornu epistolae; si ordina il restauro del tetto. Nel 1708, il vescovo Falconcini, ordina di restaurare il pavimento in cattive condizioni a causa dei chiusini dei sepolcri. Ordina altresì di restaurare l’altare di S.Antonio nella mensa e nella predella. Infine ordina di restaurare i tetti. Arriviamo così alla meticolosa visita pastorale del 1828 fatta dal vescovo aretino Sebastiano Maggi che la descrive come chiesa a tetto con la tribuna a volterrana, lunga braccia ventisette, larga nove, con tre altari, presbiterio, pulpito, cantoria con organo, via crucis, sepolture, sacrestia e campanile a vela con tre campane e canonica annessa. L’altare maggiore ligneo con quattro gradini è dedicato a S.Anastasio. L’altare a cornu evangelii di stucco, a muro con quadro in tela dedicato a S.Antonio Nel 1836, annota il Tafi, la chiesa dei Santi Anastasio e Vincenzo aveva cinquecentotrenta anime divise in ben settantanove famiglie. Ad essa erano collegati diversi oratori, tra cui quello detto dell’eredità Arrighi con proprio cappellano. Fu famoso il lascito Arrighi che assegnava otto doti all’anno a ragazze povere, di otto scudi ciascuna. Nel 1964 per venire incontro alle sopravvenute esigenze della popolazione fu costruita ad Olmo una nuova chiesa. L’antica, già ridotta ad Oratorio, fu venduta a privati lasciando “ad mementum” al monaco Anastasio, dipinto sulla volta del presbiterio, la custodia di un monumento di storia e tradizioni millenarie.